Un anno di disastri e prese in giro dell’incapace Lamorgese: flop ricollocamenti, i clandestini restano in Italia

da | Set 23, 2020 | Politica | 0 commenti

Di Sofia Dinolfo Mauro Indelicato – Suiricollocamentiil governo Conte II si sta giocando buona fetta della sua credibilità in fatto di politiche migratorie. E per il momento l’azzardo non sta affatto pagando. L’ultima doccia fredda è arrivata dall’Europa: il piano di Ursula Von Der Leyen sull’immigrazione non stravolgerà il trattato di Dublino, addio dunque ai ricollocamenti obbligatori.

Eppure da Roma è stato lo stesso presidente del consiglio ad avventurarsi in una nuova serie di promesse che sanno quasi di prolungamento della recente campagna elettorale: “Niente slogan porto aperto o porto chiuso”, ha infatti dichiarato Giuseppe Conte. Il capo dell’esecutivo è tornato sui decreti sicurezza, dicendosi pronto a portare le modifiche sul tavolo della maggioranza. Ma non solo: nelle scorse ore Conte ha promesso anche un nuovo piano sui rimpatri. Assicurazioni e impegni la cui validità però, a distanza di un anno dal fallimentare vertice di Malta, è tutta da verificare.

Quell’accordo fallimentare di 12 mesi fa

Era esattamente lo scorso anno quando veniva siglato quello che è stato definito “l’accordo di Malta”. Un vertice svoltosi appunto a Malta per redigere quello che si pensava sarebbe stato un accordo basato sul principio di solidarietà fra gli Stati membri dell’Ue in merito all’accoglienza e alla redistribuzione in Europa dei migranti giunti attraverso le Ong nei Paesi europei dal Mediterraneo centrale. L’imponente entità degli sbarchi, come risaputo, ha sempre messo in difficoltà in primis Italia e Malta.

Con la finalità di creare un “nuovo” sistema di accoglienza basato sullacooperazione fra gli Stati membri dell’Ue, è stato dunque redatto un documento contenente cinque punti cardine. Primo fra tutti quello che prevede un sistema di redistribuzione dei migranti da effettuare in tempi brevi, ovvero entro 4 settimane, sia che lo sbarco avvenga in Italia che altrove all’interno dell’Ue. Sulla base di questo meccanismo, una volta redistribuiti i migranti, gli stessi non devono più essere a carico della nazione in cui sono arrivati ma di quella che li accoglie. Stesso principio anche per le operazioni di rimpatrio. Il terzo punto è quello che prevede che i porti per lo sbarco dei migranti vengano messi a disposizione a rotazione dai vari Paesi, ma su base volontaria.

Nel quarto e nel quinto punto invece si specifica rispettivamente che l’accordo di Malta è un progetto pilota avente come obiettivo finale quello di essere esteso a più Paesi comunitari. Dodici mesi fa, con l’obiettivo di realizzare grandi cose e sancire la solidarietà tra i Paesi dell’Ue, a La Valletta erano solamente presenti, oltre a Malta, Italia, Germania, Francia e la Finlandia che deteneva la presidenza del Consiglio dell’Ue in quel periodo.

Come si è arrivati al vertice di Malta

Subito dopo l’insediamento del governo Conte II si è osservato un primo aumento di sbarchi di migranti lungo le nostre coste, sia con approdi autonomi che con l’arrivo di navi Ong. Era il settembre del 2019 e la nuova maggioranza giallorossa rischiava già di essere in imbarazzo sul fronte dell’immigrazione. Una circostanza quest’ultima temuta sia dall’Europa che dalla Germania, la quale considerava “Giuseppi” Conte come un figliol prodigo da aiutare. Non è quindi un caso che proprio da Berlino è arrivata l’idea di organizzare a Malta un incontro per discutere dell’introduzione del meccanismo automatico di ricollocamento dei migranti.

E non è nemmeno un caso che il neo ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, subito dopo quel vertice tenuto a La Valletta ha potuto parlare di “svolta storica” e di successo. La narrativa giallorossa è stata proprio questa per almeno un anno: presentare il documento approvato a Malta come un vero accordo in grado di introdurre i ricollocamenti automatici. Quell’accordo in realtà non ha mai avuto valore vincolante, in sede europea non è stato approvato e oggi anche lo stesso Viminale ha cambiato i termini: nelle tabelle illustrate dal ministero dell’Interno non si parla più di “accordo”, bensì di “dichiarazione”. Ben altra cosa rispetto a quanto presentato 12 mesi fa.

I numeri del fallimento

I migranti giunti sulle coste italiane in questi mesi del 2020 sono stati davvero tanti. Più di 23mila a fronte dei più di 6mila dello stesso periodo dello scorso anno. Di questi numeri, gli extracomunitari arrivati tramite le Ong hanno avuto una buon incidenza. E le operazioni di ricollocamento sono state proporzionate agli arrivi? A guardare i dati resi noti dal ministero dell’Interno sembrerebbe proprio di no. Dal 23 settembre 2019 al 25 giugno del 2020, dall’Italia sono stati ricollocati in altri Paesi europei solamente 689 migranti, di cui 189 dopo il termine del periodo di lockdown. Il 24 settembre in 60 verranno ricollocati in Germania e il primo ottobre altri 67 in Francia. Sempre nel sito del Viminale si prevede l’annuncio di altri ricollocamenti, il cui numero non viene definito, in Portogallo, Romania e Finlandia.

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“Immigrati e coronavirus? Il governo punisce solo gli italiani”: l’affondo di Raffaele Fitto

Parla il candidato del centrodestra per la regione Puglia, Raffaele Fitto: “Quello che sta accadendo in queste ore in Puglia, nel totale silenzio delle istituzioni, Emiliano in testa, è pazzesco. Mentre aumentano i casi positivi al coronavirus e alcuni reparti ospedalieri vengono chiusi, al Cara di Bari, solo ieri sono arrivati quasi 400 immigrati.

Il tutto in piena estate, che per la Puglia significa Turismo e quindi la speranza di una possibile ripresa economica del settore, ma soprattutto accade mentre il Governo pensa di prorogare lo stato di emergenza, interviene per chiudere discoteche e locali là dove non vengono rispettate le norme di sicurezza anti-Covid e invita gli italiani a lavarsi le mani, indossare la mascherina e rispettare il distanziometro”, conclude polemico Raffaele Fitto

Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

Diletta Leotta, bikini con le amiche in piscina: così in tv non la vedrete mai

Roba da bomber. Diletta Leotta è innegabilmente il volto-simbolo di DAZN nonché l’invata sui campi della Serie A più attesa e apprezzata dai telespettatori, nonché dai calciatori stessi (indimenticabile lo sguardo rapito dei componenti della panchina del Napoli durante un pre-partita, tutti gli occhi su di lei). Ma così, oggettivamente, in tv e negli stadi non la vedremo mai. La bella siciliana, star su Instagram grazie alle sue foto sempre ironiche e ammiccanti (così come i commenti che le inondano il profilo), ha pensato bene di condividere tra le sue stories qualche immagine della sua vacanza tra amiche.

Succede così che in un video la si veda folleggiare in piscina con le sue amiche, tutte in bikini e tutte splendide. Frizzi, lazzi e canzoni. cantate a squarciagola. Il campionato e le voci di rottura con il fidanzato, il pugile Daniele Scardina, in arte King Toretto , non sono mai state così lontane.

Fonte: Liberoquotidiano.it

“Omofobo e razzista”. Matteo Salvini insultato dal figlio di Selvaggia Lucarelli

Il figlio 15enne di Selvaggia Lucarelli ha contestato Matteo Salvini davanti al gazebo allestito dalla Lega a Milano. Il ragazzo è stato identificato dalle forze dell’ordine dopo il botta e risposta con il segretario del Carroccio. Quest’ultimo era intanto a scattare le foto con i suoi sostenitori quando il figlio della Lucarelli si è avvicinato e lo ha provocato così: “Volevo ringraziarla per il suo governo omofobo e razzista”. “Sì dai, anche un po’ fascista”, è stata la replica di Salvini che non è bastata al ragazzo. “Lei vuole il male delle persone che arrivano da altre nazioni”, ha aggiunto per concludere la sua personale contestazione. 

Fonte video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

Ultimo orrore, immigrato mangia un gatto in strada video

Immigrato cucina in strada un gatto, tutto ripreso da un passante, che hanno subito avvertito le forze dell’ordine.

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Fonte video https://www.facebook.com/sergiodirado/videos/10220520159946234/

Gianluigi Paragone contro il M5s: “Addio al Senato? Ormai sono una fake politica”

Aspargere sale sulle ferite del M5s ci pensa un ex, il senatore Gianluigi Paragone. Interpellato sulle recenti fuoriuscite dal partito con le cinque stelle, di cui una al Senato che pone il governo e la maggioranza sempre più a rischio, spiega senza giri di parole, con toni duri, che ciò che sta accadendo è figlio “di una confusione che io ho definito fake. Nel momento in cui tu come Movimento hai rinnegato le tue battaglie fondamentali diventi una fake politica, dunque la gente se ne va”. Parole pesantissime, quelle di Paragone, che da tempo rimprovera al M5s il tradimento di patti, promesse e presupposti.

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 “Poi ognuno sceglie dove andare – riprende -. A me continuavate a dire che sarei passato alla Lega, vedete che sono sempre fermo nella mia posizione e anzi ho annunciato la nascita di un partito nuovo. Il governo? Si regge sulla voglia dei parlamentari di restare qui fino al termine della legislatura, è un istinto primordiale dell’uomo politico”, conclude Paragone.

Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev