Roma, migranti cacciano gli operatori e occupano il Cas. Residenti: “Noi barricati in casa, loro fanno ciò che vogliono”

da | Ott 25, 2020 | Cronaca | 0 commenti

Di Elena Barlozzari Alessandra Benignetti – Un manipolo di migranti da giovedì controlla il Cas di via della Riserva Nuova, alla periferia Est della Capitale. Gli operatori della cooperativa che lo gestisce sono stati messi alla porta dopo una giornata di passione. Malumore e insofferenza, nel centro in cui sono state scoperte alcune decine di casi Covid, serpeggiavano già da tempo. Giovedì scorso si è raggiunto il punto di non ritorno. Il motivo è sempre lo stesso.

Lo stesso che ha spinto un gruppo di tunisini a mettere a ferro e fuoco il centro Mosè di Agrigento, bersagliando la polizia con estintori, pezzi di vetro e pietre. Lo stesso che è all’origine di una serie di agitazioni e fughe che si sono verificate nelle strutture di accoglienza e a bordo della navi quarantena dall’inizio dell’emergenza sanitaria ad oggi.

Anche a Roma l’obbligo di rimanere confinati nella struttura ha fatto da innesco a una vera e propria rivolta. Ad aizzare la massa è stato un gruppetto di una decina di facinorosi che hanno preso il controllo della protesta. Non c’è voluto molto prima che il clima si arroventasse, costringendo i dipendenti della cooperativa a rifugiarsi negli uffici per mettersi al riparo dalle ire dei rivoltosi e dal rischio contagio. La loro liberazione è arrivata solo dopo l’intervento massiccio degli agenti del Commissariato Prenestino e del Reparto Mobile, che hanno intavolato una lunga trattativa con i richiedenti asilo.

Ma la situazione adesso qual è? Regna l’anarchia. Abbiamo avuto modo di constatarlo con i nostri occhi. I circa duecento ospiti del Cas sono rimasti soli all’interno della struttura. Li vediamo tirare calci al pallone in cortile, assembrarsi per fumare e chiacchierare a gruppetti come se nulla fosse. Ognuno fa come gli pare. Si contano sulle dita di una mano quelli che indossano la mascherina e si tengono a debita distanza dai loro compagni. C’è una promiscuità micidiale.

Tutto questo accade in una struttura dove ci sono almeno trenta casi accertati di positività al virus. Il quartiere è sotto choc. “Ma come è possibile che li abbiano lasciati ad autogestire il centro? Lì dentro ci sono decine di infetti, non possono lasciarli vivere nell’anarchia”, si lamenta un residente sulla cinquantina. “Quel posto – attacca – è una bomba sanitaria pronta a esplodere”. Non basta a rassicurare gli animi la presenza di una volante della polizia di Stato che presidia l’ingresso principale per scongiurare le fughe.

“C’è un versante che non è presidiato”, ci spiega il nostro interlocutore, invitandoci a svoltare l’angolo. Siamo su via Arielli e in prossimità del retro del Cas non scorgiamo né agenti né volanti. “Guardate lì – ci incalza l’uomo – c’è anche uno squarcio nella recinzione, per un migrante è facilissimo far perdere le proprie tracce, chi ci dice che non possa essere positivo al Covid?”. È proprio da questo lato del centro che i residenti hanno notato un viavai iniziato già nei mesi che hanno preceduto il lockdown.

“Li abbiamo visti scavalcare in più occasioni, anche di notte, passando da un lato all’altro della recinzione dei grossi borsoni”, testimonia un vicino che vuole rimanere anonimo. Tant’è che lungo tutto il perimetro della struttura è stata installata una rete più alta. “Chi ci assicura che non succeda ancora? Lì – annota puntando il dito in direzione dello squarcio – si è creata una falla e non c’è nessuno a vigilare”. Una situazione assurda. “Siamo alle solite, ci tocca rimanere barricati in casa perché a loro viene concesso di fare come gli pare”, annota polemico Emanuele Licopodio, presidente del Comitato popolare Roma est.

Sono sul piede di guerra anche i sindacati di polizia. È Michele Sprovara, segretario provinciale del Coisp, a riferirci il malessere delle divise. “Situazioni di questo tipo – denuncia – si stanno verificando su tutto il territorio nazionale, è in atto un’escalation che ci vede rischiare in prima linea con epiloghi spesso tragici”.

Continua a leggere su Il Giornale

“Immigrati e coronavirus? Il governo punisce solo gli italiani”: l’affondo di Raffaele Fitto

Parla il candidato del centrodestra per la regione Puglia, Raffaele Fitto: “Quello che sta accadendo in queste ore in Puglia, nel totale silenzio delle istituzioni, Emiliano in testa, è pazzesco. Mentre aumentano i casi positivi al coronavirus e alcuni reparti ospedalieri vengono chiusi, al Cara di Bari, solo ieri sono arrivati quasi 400 immigrati.

Il tutto in piena estate, che per la Puglia significa Turismo e quindi la speranza di una possibile ripresa economica del settore, ma soprattutto accade mentre il Governo pensa di prorogare lo stato di emergenza, interviene per chiudere discoteche e locali là dove non vengono rispettate le norme di sicurezza anti-Covid e invita gli italiani a lavarsi le mani, indossare la mascherina e rispettare il distanziometro”, conclude polemico Raffaele Fitto

Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

Diletta Leotta, bikini con le amiche in piscina: così in tv non la vedrete mai

Roba da bomber. Diletta Leotta è innegabilmente il volto-simbolo di DAZN nonché l’invata sui campi della Serie A più attesa e apprezzata dai telespettatori, nonché dai calciatori stessi (indimenticabile lo sguardo rapito dei componenti della panchina del Napoli durante un pre-partita, tutti gli occhi su di lei). Ma così, oggettivamente, in tv e negli stadi non la vedremo mai. La bella siciliana, star su Instagram grazie alle sue foto sempre ironiche e ammiccanti (così come i commenti che le inondano il profilo), ha pensato bene di condividere tra le sue stories qualche immagine della sua vacanza tra amiche.

Succede così che in un video la si veda folleggiare in piscina con le sue amiche, tutte in bikini e tutte splendide. Frizzi, lazzi e canzoni. cantate a squarciagola. Il campionato e le voci di rottura con il fidanzato, il pugile Daniele Scardina, in arte King Toretto , non sono mai state così lontane.

Fonte: Liberoquotidiano.it

“Omofobo e razzista”. Matteo Salvini insultato dal figlio di Selvaggia Lucarelli

Il figlio 15enne di Selvaggia Lucarelli ha contestato Matteo Salvini davanti al gazebo allestito dalla Lega a Milano. Il ragazzo è stato identificato dalle forze dell’ordine dopo il botta e risposta con il segretario del Carroccio. Quest’ultimo era intanto a scattare le foto con i suoi sostenitori quando il figlio della Lucarelli si è avvicinato e lo ha provocato così: “Volevo ringraziarla per il suo governo omofobo e razzista”. “Sì dai, anche un po’ fascista”, è stata la replica di Salvini che non è bastata al ragazzo. “Lei vuole il male delle persone che arrivano da altre nazioni”, ha aggiunto per concludere la sua personale contestazione. 

Fonte video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

Ultimo orrore, immigrato mangia un gatto in strada video

Immigrato cucina in strada un gatto, tutto ripreso da un passante, che hanno subito avvertito le forze dell’ordine.

Video

Fonte video https://www.facebook.com/sergiodirado/videos/10220520159946234/

Gianluigi Paragone contro il M5s: “Addio al Senato? Ormai sono una fake politica”

Aspargere sale sulle ferite del M5s ci pensa un ex, il senatore Gianluigi Paragone. Interpellato sulle recenti fuoriuscite dal partito con le cinque stelle, di cui una al Senato che pone il governo e la maggioranza sempre più a rischio, spiega senza giri di parole, con toni duri, che ciò che sta accadendo è figlio “di una confusione che io ho definito fake. Nel momento in cui tu come Movimento hai rinnegato le tue battaglie fondamentali diventi una fake politica, dunque la gente se ne va”. Parole pesantissime, quelle di Paragone, che da tempo rimprovera al M5s il tradimento di patti, promesse e presupposti.

Video

 “Poi ognuno sceglie dove andare – riprende -. A me continuavate a dire che sarei passato alla Lega, vedete che sono sempre fermo nella mia posizione e anzi ho annunciato la nascita di un partito nuovo. Il governo? Si regge sulla voglia dei parlamentari di restare qui fino al termine della legislatura, è un istinto primordiale dell’uomo politico”, conclude Paragone.

Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev